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Giudicarie, perchè questo nome

In merito alla denominazione Giudicarie, in ordine di tempo, trovo nei Privilegi del vescovo Egnone del 21 giugno 1265 la dizione “homines de judicaria (…) et sindicis judicaria (uomini e sindaci della Giudicaria)” (in “Statuti di Tione”). Qualche secolo dopo, nel 1673, il Mariani così precisa l'assetto territoriale giudicariese: «Co 'l descritto di Rendena può qui andar quel del rimanente di Giodicaria, che vien'a essere tutto un Corpo di quattro membri: cioè Rendena, Giodicarie esteriore, Giodicaria interiore e Val di Bon (…)».

 

Lo Gnesotti, nel 1786, così illustra lo stesso territorio: «Lungo le rive di questi due fiumi - Sarca e Chiese (n.d.a.) - sono poste le sette Chiese principali dette con vocabolo usitato Le Sette Pievi: due sopra il Clisi, e sono Bono e Condino; le altre cinque stanno sulle sponde del Fiume Sarca, cioè Rendena, Tione, Banale, Bleggio e Lomaso. Contengono queste sette Chiese Pievane sotto di sé ripartite altre Chiese Curaziali al numero di circa cinquanta, delle quali gli Abitanti ascendono fino al numero di presso trentatre mila e cinquecento, distribuiti in varie contrade (..) Questa unione di Terre e Villaggi viene denominata Giudicaria, ovvero in termine plurale Giudicarie, nello Spirituale e Temporale governate dal Vescovo Principe di Trento, il quale si denomina “Marchese delle Giudicarie”. Sotto il nome di Pievi si deve intendere maggior estensione; mentre esse comprendono la Dinastia di Molveno, il Contado di Lodrone, Signoria di Bondone, il Borgo di Storo, e non molto fa comprendevasi la terra di Bagolino. Per quale ragione venissero denominate non appare così facile il saperlo con certezza e precisione». In un documento di fonte austriaca riferibile agli anni 1797-1801, riportato dal Valenti (1907), si citano Giudicarie citeriori e interiori, nonché riportate rispettivamente con gli aggettivi esterne e interne.
Soltanto nella seconda metà del secolo ventesimo si giunge ad una spiegazione più completa e documentata, apparsa nel volume Statuti di Tione (1974) edito dal Comune di Tione e curato dal gruppo storico SPES formato da Ezio, Paolo e Silvia Scalfi. «Il territorio che va ora (sec. XX) sotto il nome di Giudicaria faceva parte nell'Alto Medioevo e almeno fino al secolo XIV, di una più ampia Judicaria, comprendente anche il Basso Sarca, la Valle di Ledro e la Valvestino. La più antica denominazione del nome Judicaria risale al 927 (…) in un testamento del vescovo di Verona Notecherio che lascia in eredità “decanias meas proprias, quam habeo in Judicaria Summa Laganense” (…). Nel 927, dunque, all'epoca di re Berengario, il nostro territorio faceva parte della Judicaria Summa Laganensis. Infatti Giudicarie o Giudiciarie erano chiamate, in epoca longobarda (VI-VIII sec.) certe circoscrizioni territoriali che ricalcavano, nei confini, un preesistente ordinamento militare romano (…), dal che sembra lecito pensare ad un sistema di Giudicarie poste ai limiti settentrionali del Regno dei Longobardi (…). La Judicaria Summa Laganensis si ridusse al solo ambito delle Sette Pievi nel 1349 quando, il 29 novembre, il vescovo di Trento Giovanni III cedette a Mastino II della Scala, per 4000 fiorini d'oro, “li domini di Riva con Tenno, Ledro, Tignale, la valle di Cavedine e Arco”. Sono proprio i territori mancanti alle Giudicarie attuali».
A questo punto si evidenzia la chiara opportunità di condividere quanto precisato nel testo citato, che così prosegue: «Resta da chiarire perché il nome di Giudicaria si cambiò in Giudicarie. Perché, a partire dalla metà del 1400, le due parti della Giudicaria - divise geograficamente dai Sassi di Sténico o dalla forra della Scaléta e dal Passo Durone (che sono tre modi per indicare lo stesso confine) - furono divise anche da due fori diversi per il civile: Sténico per le tre Pievi esteriori di Banale, Lomaso e Bléggio (Giudicaria esteriore) e Preore, e poi Tione, per le quattro Pievi interiori di Tione, Rendena, Bono e Condino (Giudicaria interiore); sicché le Giudicarie divennero due. Come foro penale valeva però sempre Sténico e, forse, è questo il motivo che le salvò da una più completa separazione».
Quest'ultima osservazione dovrebbe far riflettere quanti hanno ancora la possibilità di parlare di un unico territorio da salvaguardare nella sua globalità unificante, sia geografica-storica che istituzionale. Questo specifico aspetto viene pure ripreso dalla stessa fonte citata: «Il nome al singolare (Giudicaria) coesiste con quella al plurale (Giudicarie) fin quasi all'estinzione del Principato Arcivescovile di Trento, ma nei documenti fin dal 1500 spesso si affianca ai due nomi il termine di Valle: “nelle valli della Giudicaria”, “nella valle della Giudicaria”, “nella valle delle Giudicarie”. Con quest'ultima designazione il significato originario è ormai perduto e falsato, per cui molti, che non hanno mai visto le Giudicarie, possono legittimamente pensare che siano un'unica valle».

Dal che è facile dedurre l'incongruenza subentrata, specie nella seconda metà del secolo XX (e vigente tuttora), di un'infinità di espressioni che sembra non risultino affatto corrette. A questo proposito ha una sua debita importanza un testo del prof. Bruno Parisi, oriundo giudicariese e docente universitario: «Da presso ai vecchi documenti che, secondo criterio morfologico (non oro-idrografico o d'altro genere) già individuano separazioni fra le Pievi citra et extra Duronum (Passo Durone) et saxa Sténici (forra della Scaletta o di Ponte Pià), il toponimo è stato modernamente aggettivato per distinguere i territori delle Giudicarie Ulteriori o Interiori da quello delle Giudicarie Citeriori o Esteriori (…). Il toponimo Giudicarie Inferiori è stato introdotto senza chiaro criterio dall'Ausserer per distinguere il bacino superiore del fiume Chiese». (In: “Giudicarie ieri”, 1976). Tuttavia il termine inferiore si trova già, anteriormente, per esempio in un testo del 1698, dove, parlando di Carlo Magno, si dice che l'imperatore «arrivò in Valle Rendena, che si divide nelle Giudicarie superiore e inferiore, così chiamate dalle giudicature che anticamente furono in quel distretto (…)» (Brunelli).
(…) Da parte mia, conseguentemente alla migliore letteratura fino ad oggi disponibile ed in parte citata, sembra sufficientemente chiarito che il toponimo Giudicarie (preceduto soltanto dall'articolo le o da altre eventuali preposizioni semplice o composte) non possa essere usato con alcun altro tipo di aggettivazione, se non unicamente nel caso esplicito di Giudicarie Interiori e Giudicarie Esteriori, e senza il termine né di 'valli', né tanto meno di 'valle'; quindi sempre e sole le Giudicarie.
Conseguentemente le molte altre dizioni (considerate, in un certo senso, scorrette), oggi abbastanza in uso e riferite alle Giudicarie, non sembra abbiano carattere scientifico, ma risultino soltanto il frutto o di mancanza di corretta conoscenza del territorio giudicariese (…), o di scelte personali (o di gruppo), o di qualche errore di interpretazione. Quindi non dovrebbero essere accettate - a mio parere - le espressioni: la Val Giudicarie, le Valli Giudicarie, le Valli delle Giudicarie (purtroppo riportate anche su non poche carte geografiche!). Alta Val Giudicarie e Giudicarie Centrali risultano espressioni scelte negli ultimi decenni in campo turistico per delimitare due ambiti non meglio geograficamente definiti, se non come aggregazioni temporanee di specifiche Pro Loco comunali. Giudicarie Inferiori (toponimo usato in pochissimi testi storici) non sembra accettabile in quanto presupporrebbe in contrapposizione le Giudicarie Superiori. Neppure l'espressione Giudicarie e Rendena, né Val del Chiese e Valli Giudicarie, né Cìmego e Val del Chiese, né Tione e le Giudicarie… ed espressioni simili, come spesso viene scritto o detto, confondendo la parte per il tutto, e tanto meno Tione in Val Rendena possono ottenere razionale comprensione.

Dal volume “Le mie Giudicarie” di Mario Antolini (Antolini Editore, Tione 2002)

 

 
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