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In merito alla denominazione Giudicarie, in ordine di tempo, trovo nei Privilegi del vescovo Egnone del 21 giugno 1265 la dizione “homines de judicaria (…) et sindicis judicaria (uomini e sindaci della Giudicaria)” (in “Statuti di Tione”). Qualche secolo dopo, nel 1673, il Mariani così precisa l'assetto territoriale giudicariese: «Co 'l descritto di Rendena può qui andar quel del rimanente di Giodicaria, che vien'a essere tutto un Corpo di quattro membri: cioè Rendena, Giodicarie esteriore, Giodicaria interiore e Val di Bon (…)». |
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Il Trentino è terra di meravigliosi scenari naturali e di antiche tradizioni, culturali ed enogastronomiche. Ogni vallata ha la sua storia, le sue caratteristiche ambientali, i suoi usi e costumi. Un patrimonio questo, che è stato mantenuto intatto e che rappresenta una delle grandi ricchezze della nostra Provincia. In questo contesto si sviluppano le Valli Giudicarie. Le Giudicarie corrispondono alla quasi totalità degli alti bacini idrografici del Chiese e del Sarca rispettivamente a monte del lago d’Idro ( 368 m) e della forra del Limarò (249 m); vi si scende dalla Presanella (3558 m) che è di soli 208 m inferiore alla cima (Cevedale) più elevata del Trentino; anche per questo, oltre che in dipendenza dalle condizioni orografiche e fitoclimatiche di transizione dall’ambiente paramediterraneo lacuale benacense al deserto glaciale dell’Adamello-Presanella, costituiscono il territorio più vario, quanto a paesaggio geografico, dell’Intero Trentino-Alto Adige. Le quote altimetriche periferiche segnano una cerchia di spalti montuosi circoncludenti una sorta di ridotto inframontano d’accesso fino a tutti i secoli passati relativamente poco facile in termini di rottura dell’isolamento geografico, salvo che, in parte, verso S; il che spiega anche la resistenza storica del toponimo in uso. |
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